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Parlare della Morte con i Bambini

Oggi, inevitabilmente, a scuola abbiamo parlato della morte.

Non sempre noi adulti ci sentiamo preparati a parlare di certe cose con i nostri bambini: due esempi lampanti sono il sesso e la morte. Eppure entrambe queste cose, con le dovute differenze individuali, hanno un posto di grande rilievo nella vita di ciascuno e quindi è decisamente molto importante che ci assumiamo la responsabilità di educatori (prima di tutto genitori e poi anche insegnanti) di parlarne con i nostri bambini.

Forse non ce lo aspettiamo, ma loro hanno già tanto da comunicare su queste tematiche: curiosità, riflessioni, dubbi, timori, angosce. Non dobbiamo lasciarli da soli: qualsiasi momento forte della vita merita di essere condiviso perchè diventi occasione di crescita e maturazione. Molti momenti strutturanti della propria esistenza altro non sono che perdite da affrontare.

Non è giusto pensare di proteggerli evitando l’argomento: in questo modo proteggiamo solo noi stessi. Dobbiamo stare attenti a non proiettare troppo sui bambini ciò che noi adulti riteniamo intollerabile. Non è affatto vero che parlare della morte aumenti la loro sofferenza o la loro infelicità, anzi può essere un sollievo sapere che possono trovare in mamma e papà interlocutori disponibili, attenti e autentici.

La morte di un coetaneo è importante per i bambini perché li mette di fronte alla tragica possibilità della propria morte, fino ad allora quasi certamente inimmaginabile (“Se è successo a quel bambino, può capitare anche a me”). Tocca a noi adulti prendere l’iniziativa per affrontare il discorso, perché non è detto che un bambino che non pone domande non abbia bisogno di risposte. Ovviamente un dialogo come questo non si sviluppa in una sola volta, ma può avere durata e tempi diversi.

Confrontarsi con la morte, anche da piccoli, pur senza trovare risposte convincenti e definitive, permette di acquisire delle abilità per il futuro. Questo “apprendimento alla perdita” non è una cosa triste, ma uno dei compiti fondamentali di ogni genitore. Non esiste un atteggiamento “giusto” o “perfetto”, l’unica reazione sbagliata è il silenzio, il segreto, perché rischia di far perdere da parte dei bambini la fiducia nei propri genitori di accompagnarli nel loro percorso di crescita. Cerchiamo di fare in modo che la morte crei dei legami nuovi sia tra i vivi e i morti sia tra i vivi stessi.

Ciao dolcissima Serena!

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